Cenni storici
dalla morte di Antonio Vivaldi alla seconda guerra mondiale
Antonio Vivaldi muore a Vienna, solo e povero, nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1741 e viene sepolto nella fossa comune di un cimitero poco distante dal luogo dove alloggiava. Sul suo nome e sulla sua opera cala il silenzio. Per quasi duecento anni, di lui si eseguiranno ancora solamente Le quattro stagioni e qualche altro concerto.
Nel 1926 il musicologo Alberto Gentili, su richiesta dei padri salesiani del Collegio San Carlo di Borgo San Martino, nel Monferrato, esamina il contenuto di alcune casse depositate nel solaio del collegio e scopre in esse, fra gli altri, una quantità enorme di manoscritti autografi vivaldiani: opere teatrali, composizioni di musica sacra, cantate, e concerti a non finire, tutto sconosciuto e mai più eseguito dopo la morte del compositore veneziano. Gentili si rende conto però, dalla numerazione dei volumi, che quanto ritrovato costituisce solo la metà di una biblioteca andata a suo tempo smembrata; dopo molte ricerche rintraccia anche l’altra metà di questa biblioteca e, grazie al gesto mecenatesco di due amici, Roberto Foà e Filippo Giordano, tra il 1927 e il 1930 assicura il tutto alla Biblioteca Nazionale di Torino.
II mondo non fa in tempo ad interessarsi della scoperta che nuovamente cala su Vivaldi il silenzio; la guerra infatti interrompe quasi ogni rapporto fra gli studiosi e preclude la possibilità di far conoscere le composizioni ritrovate.


Alberto Gentili
Gli inizi
dal dopoguerra agli anni Settanta
Alla fine della guerra, due giovani studiosi, Antonio Fanna e Angelo Ephrikian, venuti casualmente a conoscenza dell’esistenza dei manoscritti vivaldiani a Torino, concepiscono l’idea di pubblicare tutte le opere di Vivaldi. Nel 1946 si presentano alla Biblioteca di Torino dove possono fotografare, con loro stessa sorpresa, tutti i manoscritti ivi conservati; si riteneva infatti, senza fondamento, che nessuno, ad eccezione di Alberto Gentili, potesse avere accesso ai manoscritti. Nasce così il nucleo dell’archivio fotografico dell’Istituto Vivaldi.
Grazie ad una serie di circostanze fortuite, Antonio Fanna trova un mecenate che mette a disposizione dell’impresa una considerevole somma, ma ad una sola condizione: che il suo nome non venga mai divulgato (e qui ci sarebbe campo per fare qualche considerazione sugli «sponsor» di oggi). Fanna stipula così un accordo con la casa editrice Ricordi di Milano; viene tracciato un piano editoriale con ritmi di pubblicazione elevatissimi – ogni anno 25 composizioni strumentali vivaldiane dovranno essere stampate – e viene affidata la direzione artistica dell’impresa a Gian Francesco Malipiero, profondo conoscitore della musica del Seicento e del Settecento italiano. E già nel 1947, con l’apparire dei primi 25 volumi di opere strumentali, un’orchestra appositamente costituita dall’Istituto Vivaldi, sotto la guida di Angelo Ephrikian – che lascerà poi l’Istituto per dedicarsi interamente alla direzione d’orchestra – farà conoscere, in una lunga tournée nelle città italiane, le nuove musiche del Prete Rosso.
Nel 1973 viene portata a termine l’edizione di tutta la musica strumentale di Vivaldi: 529 partiture di concerti, sinfonie e sonate, per i tipi di casa Ricordi.
L'ingresso in Fondazione Cini
e le prime edizioni critiche
Sono stati sufficienti poco più di 25 anni per fare della rinascita della musica vivaldiana e della sua diffusione – quanto all’ampiezza e alla rapidità con la quale si è sviluppato – un fenomeno mai verificatosi in eguale misura per alcun altro compositore. Basti pensare ad esempio che de Le quattro stagioni si contano ormai oltre 300 registrazioni, un numero nemmeno lontanamente eguagliato da nessuna composizione di nessun altro autore di musica classica.
L’ingresso, nel 1978, dell’Istituto Italiano Antonio Vivaldi – diretto da Antonio Fanna – nella Fondazione Giorgio Cini è l’occasione per porre mano all’edizione critica, sempre con l’editore Ricordi, di tutta la musica vocale di Vivaldi: un centinaio fra cantate profane e composizioni di musica sacra. A tale scopo viene creato un comitato scientifico formato dai maggiori esperti in materia – Francesco Degrada, Paul Everett, Peter Ryom, Reinhard Strohm e Michael Talbot -, che ne cureranno la pubblicazione nel rispetto dei più aggiornati criteri filologici. Ciascuna composizione viene presentata corredata, oltre che da una prefazione generale che indica i criteri che guidano l’edizione critica, da note storico-critiche, da indicazioni per l’esecuzione e da un apparato critico, in italiano e inglese.
La musica teatrale
la riscoperta delle opere di Vivaldi
Nel 1991 si è anche compiuto un gesto simbolico di avvio dell’edizione critica della musica teatrale di Antonio Vivaldi, pubblicando un prototipo di serie, Giustino – opera composta per Roma su libretto tardo barocco – con l’auspicio che a quel primo titolo succedessero i restanti. Questo sia nel senso dell’opportunità di completare il monumentum vivaldiano, sia nel senso del giusto riconoscimento della qualità del teatro musicale di Antonio Vivaldi, che è uno spaccato esemplare dell’evoluzione stilistica del teatro musicale nella transizione fra lo stile e il pensiero estetico barocco «alla veneziana» e la più moderna, illuministica e internazionale dimensione poetica e musicale della cosiddetta «era di Metastasio».
Nell’anno 2000 l’Istituto ha pertanto avviato l’edizione critica della musica teatrale di Antonio Vivaldi – in cui la Fondazione Cini assume anche il ruolo di editore – che comprenderà le opere teatrali – «…94 da me composte», scrive Vivaldi in una lettera indirizzata al marchese Guido Bentivoglio d’Aragona il 2 gennaio 1739, ma di cui si conservano circa una ventina complete sia nel testo letterario sia nella musica -, tre serenate, un oratorio e un cospicuo numero di arie staccate.
L’intera collana viene preparata su computer e stampata su richiesta; ne sarà inoltre possibile la consultazione e l’acquisto in rete. E’ anche allo studio un progetto, in collaborazione con la Biblioteca Nazionale di Torino, la Biblioteca Marciana di Venezia e la Discoteca di Stato (progetto A.D.M.V.), per collegare l’edizione critica delle opere teatrali, curata dall’Istituto Vivaldi, ai relativi manoscritti, conservati presso la Biblioteca di Torino, per una consultazione comparata in rete delle fonti e dell’edizione moderna.Â
La pubblicazione di tutte le composizioni teatrali è un’impresa di cui il solo Georg Friedrich Händel ha beneficiato sinora, unico fra le molte decine di compositori d’opera vissuti prima di Mozart.
A conclusione di questo terzo gruppo di pubblicazioni, tutta la musica composta dal Prete Rosso, circa 700 titoli, sarà disponibile in edizione moderna, curata dall’Istituto Italiano Antonio Vivaldi.
Altre pubblicazioni
Ricordi, S.P.E.S. e Olschky
In collaborazione con l’Università di Venezia, l’Istituto ha dato inizio, nel 1982, alla pubblicazione di una collana dal titolo «Drammaturgia Musicale Veneta», edita dall’editore Ricordi. Ciascuno dei 30 volumi previsti (16 già pubblicati) contiene un ampio saggio storico-critico di drammaturgia musicale accompagnato dall’edizione in facsimile di una partitura musicale manoscritta del periodo 1640-1800: un modello ideale di repertorio del Melodramma nel quadro dell’evoluzione, della vita e della fortuna dei Teatri veneziani. In questo senso la collana descriverà l’arco evolutivo del melodramma a Venezia, uno dei maggiori centri musicali europei del Sei e Settecento.
In collaborazione con l’editrice S.P.E.S. di Firenze l’Istituto ha avviato quest’anno la pubblicazione di una collana di musiche vivaldiane, manoscritte e a stampa, riprodotte in facsimile. La collana comprende titoli fondamentali della produzione di Antonio Vivaldi: tutte le opere a stampa uscite sotto il diretto controllo o consenso dell’autore e le più significative opere manoscritte autografe, o redatte da copisti autorevoli, che formano raccolte o insiemi coerenti per struttura, organico o destinatario.
Questa edizione non intende limitarsi alla mera riproduzione grafica dell’originale, bensì porsi come un’edizione critica a tutti gli effetti; di ogni titolo, infatti, vengono riprodotti, quando vi siano, più testimoni, purché autorevoli e coevi. Ogni volume è corredato da un’introduzione critica, in italiano e inglese, che fa luce sui problemi di datazione e redazione, collazione e confronto critico delle fonti.
Rendendo disponibili nella loro veste originale lavori che si distinguono, oltre che per il valore storico-musicale anche per la loro chiarezza grafica, la collana si pone perciò come utile sussidio per gli studiosi e per il sempre maggior numero di musicisti che suonano direttamente dal testo antico.
Dal 1980 l’Istituto ha pubblicato, con l’editore Ricordi, ventun numeri della rivista annuale «Informazioni e studi vivaldiani» – con articoli musicologici ed informazioni sull’argomento – che viene inviata a circa 1200 abbonati in tutto il mondo.
Dal 2001 la rivista ha cambiato editore – S.P.E.S. di Firenze – modificando leggermente il formato e il titolo – «Studi vivaldiani» -, ma mantenendo il suo intento di essere strumento di approfondimento, e arricchendosi inoltre della presenza di un allegato. Ad ogni numero della rivista verrà infatti acclusa una partitura della nuova edizione critica di tutte le composizioni di Antonio Vivaldi giunte a noi in forma incompleta o frammentaria, composizioni che, data questa loro caratteristica, non sono, per scelta editoriale, comprese nella collana principale delle edizioni dell’Istituto.
Completa l’attuale attività editoriale dell’Istituto la pubblicazione, con l’editore Olschki di Firenze, di una collana, «Quaderni vivaldiani», comprendente ampi saggi monografici sulla vita e l’opera di Antonio Vivaldi, e i volumi contenenti gli atti dei convegni di studio che l’Istituto ha organizzato in questi anni a partire dal 1978. Ad oggi la collana comprende undici volumi.
Diffusione
Festival, mostre, premi e masterclass
Nel campo della diffusione, l’Istituto ha organizzato, tra gli anni Settanta e Ottanta, in collaborazione con il Teatro La Fenice e il Comune di Venezia, sette Festival vivaldiani.
Ha anche allestito nel 1985 una mostra fotografica itinerante, dal titolo «Antonio Vivaldi e il suo tempo», che si propone di illustrare – attraverso materiali scritti e figurativi – l’opera del Prete Rosso, l’ambiente in cui visse e l’importanza che ebbe nell’evoluzione della musica europea. Si articola in varie sezioni, e particolarmente sviluppata è quella che documenta l’apporto di Vivaldi all’evoluzione della musica strumentale. Viene illustrata anche l’attività musicale degli Ospedali veneziani, vere e proprie scuole di musica, oltre che luoghi di carità e di assistenza, ed in particolare quello della Pietà , dove Vivaldi insegnò per molti anni.
La mostra documenta inoltre i luoghi e i teatri in cui fu presente Vivaldi in qualità di compositore di melodrammi e impresario teatrale, e la diffusione della sua musica in Europa. E ancora, la vita musicale a Venezia sullo scorcio del diciassettesimo secolo e nei primi decenni del secolo successivo, coi suoi numerosi teatri d’opera aperti al pubblico pagante, l’ambiente culturale in cui operò Vivaldi, lo sviluppo della scenografia nella prima metà del Settecento e, infine, l’ultimo viaggio di Vivaldi a Vienna, dove morì.
In questi quindici anni la mostra, curata da Maria Teresa Muraro e allestita da Maria Ida Biggi, è stata richiesta per essere esposta in molte importanti sedi (Teatri e Istituzioni culturali) in Italia, Francia, Austria, Argentina e Stati Uniti d’America.
Il Centro di documentazione dell’Istituto ha raccolto, negli oltre cinquant’anni di vita, un amplissimo materiale comprendente microfilm e copie fotografiche dei manoscritti vivaldiani – i cui originali sono conservati presso Biblioteche e Archivi di tutto il mondo-, libri, articoli musicologici, registrazioni e dischi, talché è divenuto punto obbligato di riferimento per gli studiosi.
Attraverso il Centro, la rivista annuale e le proprie pubblicazioni, l’Istituto Vivaldi intrattiene rapporti con tutti gli studiosi vivaldiani nel mondo, collaborando altresì con Istituzioni culturali, Enti teatrali e concertistici per molteplici progetti.
Nel 1990 l’Istituto ha dato vita al «Premio Internazionale del Disco Antonio Vivaldi per la musica antica italiana», con l’intento di segnalare le migliori produzioni discografiche dell’anno di musica antica italiana (dalle origini a tutto il diciottesimo secolo), assegnando un premio per categorie: alla migliore esecuzione di un melodramma, di un’opera strumentale, di un’opera del repertorio vocale e, infine, al miglior disco vivaldiano.
La giuria del Premio del Disco è formata dai musicologi Francesco Degrada, Mario Messinis e Michael Talbot, dal compositore Roman Vlad e dal critico discografico Roger-Claude Travers, ed ogni anno, al termine dei lavori, esprime un giudizio sulla qualità dei dischi esaminati nonché alcuni suggerimenti alle case discografiche e agli interpreti. Con soddisfazione abbiamo potuto notare in questi anni come spesso sia le case discografiche sia i musicisti abbiano seguito, nella loro attività successiva, questi consigli.
Nelle sue diverse edizioni, il Premio del Disco ha segnalato e premiato, oltre ad interpreti già conosciuti ed affermati come Nikolaus Harnoncourt, John Eliot Gardiner, René Jacobs, Trevor Pinnock e Jordi Savall, molti giovani interpreti che negli anni successivi, anche grazie al Premio del Disco, si sono imposti al mondo musicale internazionale: Il Giardino Armonico, l’ensemble Europa Galante, I Sonatori de la Gioiosa Marca, La Cappella della Pietà de’ Turchini e molti altri.
Tutti gli anni, nel mese di marzo, alla Fondazione Giorgio Cini si svolge la serata di premiazione, alla quale partecipano i rappresentanti delle case discografiche, i relativi distributori italiani, gli interpreti musicali interessati e un folto pubblico.
Il Premio ha acquisito, in questi anni, sempre maggiore importanza e considerazione nel campo musicale internazionale, anche grazie al fatto di essere il solo che si rivolge espressamente alla musica antica di autori italiani.
Dall’edizione del Premio del Disco dell’anno 2000, nel concerto della serata di premiazione, per far conoscere maggiormente e ad un più vasto pubblico le musiche pubblicate a cura dell’Istituto, viene presentata una selezione di arie di un’opera di Antonio Vivaldi nella nuova edizione critica recentemente avviata. In queste due ultime edizioni sono già state eseguite le opere Tito Manlio e Arsilda, regina di Ponto, la prima delle quali integralmente ripresa e trasmessa dalla Rai.









































































